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Cars 3

  • Uscita:
  • Durata: 102min.
  • Regia: Brian Fee
  • Prodotto nel: 2017 da PIXAR ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuito da: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA

TRAMA

Colto alla sprovvista da una nuova generazione di bolidi da corsa, il leggendario Saetta McQueen è costretto a ritirarsi dallo sport che ama. Per tornare in pista avrà bisogno dell'aiuto di Cruz Ramirez, una giovane esperta di auto da corsa con tanta voglia di vincere, e dovrà riscoprire gli insegnamenti del suo compianto mentore Hudson Hornet: il suo percorso sarà pieno di svolte inaspettate. Per dimostrare che il numero 95 possiede ancora la stoffa di un campione, Saetta dovrà gareggiare nella più grande corsa della Piston Cup.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Nel 2006 con Cars , John Lasseter provò che la Pixar non era condannata a produrre solo capolavori. Film d’animazione agito da automobili dai fari sensibili e il cofano espressivo, Cars non brillava in sottigliezza ma conobbe ugualmente un successo planetario, facendo saltare il box-office e vendere montagne di prodotti derivati. Si spiega (anche) così il terzo giro di pista sullo schermo dopo lo schianto contro il muro di Cars 2 . Intrigo e messaggio ecologista non furono sufficienti a tenere la strada. La società post-umana di Cars sembrava il prodotto della logica binaria dei computer Pixar. E in quella terra disertata dagli uomini, le cose umane non avevano più cittadinanza. Lontani insomma, troppo lontani dalla fantasia animista dell’infanzia di Toy Story , che bruciava la frontiera tra animazione e cinema, tra il candore del disegno e la psiche torturata dei personaggi messi in scena, giocattoli abitati dall’angoscia umana della loro mortalità; dal caos giubilatorio di Up! , che faceva del ritiro dalla vita un formidabile terreno di gioco; dall’universo entropico di WALL•E , che trovava in un robot sentimentale, che apprendeva a ballare e accarezzava l’idea di innamorarsi guardando Hello, Dolly! , l’ultimo residuo di umanità. Ma la Pixar non cede al cinismo. La prospettiva del seguito di una delle opere meno riuscite, li sollecita ad aggiustare il tiro. La terza corsa non è corsa invano. Cars 3 fa marcia indietro in direzione di Radiator Springs e dello spirito del film inaugurale. Humour, emozione, azione e galloni di carburante alimentano la nuova avventura di Saetta McQueen, che cerca una volta di più di raggiungere il vertice del podio. Ma gli anni passano e il nostro veterano del circuito è inseguito, incalzato e sorpassato da Jackson Storm, giovane talento high-tech della next-generation. Umiliato, finito rovinosamente fuori gara ma ostinato a essere il primo, Saetta McQueen si affida alle nuove tecnologie, a un sedicente imprenditore e a Cruz Ramirez, mental coach ‘bionda’ che abita in un universo dominato dagli uomini. Sarà il suo personaggio e l’esplorazione della sua linea drammatica a produrre lo scarto e condurre il protagonista al ruolo di mentore. A questo giro di circuito, la Pixar infonde a Cars la propria identità singolare, l’ossessione dello studio: crescere . E crescere comporta sempre affrontare i propri mostri, farli entrare nella cameretta e addomesticarli invece di fuggirli. Farne in senso proprio il carburante della creatività. Invecchiare è la paura di Saetta McQueen. Niente fa più paura a un giocattolo, a una vettura o a un essere umano di essere dimenticato, rotto, riposto. Di essere rimpiazzato da un bambino cresciuto o da un motore più avanzato. La rimessa di trofei e memorabilia in cui Saetta ripara permette allo spettatore di misurare il tempo che passa. È raro vedere invecchiare un personaggio dell’animazione ma la Pixar si prende il rischio. L’ellissi, gli undici anni che separano il primo film dal terzo, si rivelano una benedizione. Diventare grandi è morire un po’ o fare esperienza in ogni caso di cambiamenti irreversibili. Saetta perde la gara e con quella perdita arriva il lutto. Se ieri era la morte di Doc, oggi è un’idea di se stesso che l’eroe deve accettare. Non può più essere il migliore ma può aiutare un’ altra a esserlo. CARS 3 Tutti i film della Pixar insistono sulla malinconia e il sentimento di abbandono, compagni inseparabili di tutte le grandi trasformazioni. Non è un caso che le due emozioni principali dell’eroina di Inside Out siano Gioia e Tristezza. Mai l’una senza l’altra. Mai la ricreazione dei giochi di Toy Story senza la minaccia che rappresenta la pubertà del loro proprietario. Ma l’evocazione del tempo passato, la nostalgia della Route 66 o dei Glory Days springsteeniani, si accompagna sempre a un invito: lasciarla fare. Lasciarsi andare e lasciare andare, come Saetta con Cruz Ramirez, come la casa di Up! coi palloncini. Liberarsi della zavorra, cedere il passo, rinunciare costruttivamente a una parte di noi, proseguendo il viaggio.

  • La Repubblica

    Chi ricorda l'epoca in cui la Pixar non era stata ancora assorbita dalla Disney troverà il soggetto di 'Cars 3' molto simile a quello di 'Toys 3 - La grande fuga'. Se là erano i giocattoli a vedersi rottamati dal tempo, qui tocca a Saetta McQueen, eroe delle piste sorpassato (e trattandosi di auto il verbo non è casuale) da bolidi di nuova generazione. (...) Prima regia di Brian Fee, esperto di storyboard che aveva già lavorato ai primi due episodi della saga (...), un film dolcemente nostalgico, traversato da una riflessione sullo scorrere del tempo che non sfuggirà agli spettatori maggiorenni. Cosi come quella sul passaggio generazionale delle consegne, affidata a Cruz Ramirez, smagliante vettura gialla 'al femminile' nel mondo macho delle corse automobilistiche.

  • La Stampa

    Ancora una volta la scommessa di conferire dimensione di personaggi a oggetti inanimati viene vinta da un abile copione che, fingendo di dar voce a un'automobile, fa parlare il pilota che è in lei: esprimendone la passione competitiva, la frustrazione della sconfitta, l'ansia di non essere più all'altezza. (...) Il passaggio di testimone fra generazioni, la rivalutazione del fattore umano, una grafica di incantevole qualità al servizio di un polveroso paesaggio «Old American» contrapposto al mondo freddo delle nuove tecnologie: una storia tenera e divertente che il regista Brian Fee sa imbastire con ritmo e umano calore.

  • Il Messaggero

    Forse è arrivato il momento delle 'signore' anche nelle corse Nascar. L'antropomorfizzazione delle automobili è la saga più amata dal capo Pixar John Lasseter (sua la regia del primo 'Cars') ma meno dal resto del mondo. Questo terzo capitolo è il migliore dei tre per via del soggetto (ennesima pellicola hollywoodiana degli ultimi anni con donna ipotizzata verso il comando: erano convinti vincesse Hillary) e dell'ottimo mix tra risate e sentimento.

  • Il Fatto Quotidiano

    Più che ruggenti i motori del terzo 'Cars' sono bolliti, e il capitolo finale (?) della saga più amata da John Lasseter scade nel banale, scontato, già visto. Resiste qualche battuta, ma l'eredità di Saetta McQueen e compagni appare triste e decadente a differenza dei 'rottami' di 'Toy Story 3', culminati in reale esaltazione narrativa ed emozionale. Passo semi-falso della Pixar (...).

  • Libero

    Piacerà ai giovanissimi tifosi della serie naturalmente . Anche se il 3 è imperniato su una tematica più adulta dei precedenti (la caduta e il riscatto).

  • Il Giornale

    Giunta al terzo capitolo, la saga, dopo i fasti del primo episodio, continua la sua parabola discendente, pescando, questa volta, in un motivo strausato al cinema. Noiosetto e poco coinvolgente.

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